Tra informazione specialistica e cultura di massa

 Ponte Morandi

Giornate difficili: chi scrive aveva programmato di essere su quel ponte proprio quel giorno a quell’ora e solo la pigrizia gli ha fatto rimandare il viaggio. Come genovese, prima di tutto, il pensiero va alle vittime e alle loro famiglie.

Mantenuto fino ad oggi un doveroso riserbo, è giunto il momento per qualche riflessione su un argomento sul quale peraltro hanno già parlato in tanti. Forse troppi.

Come scriviamo ogni volta, la manutenzione di un bene è un processo che coinvolge più attori: il costruttore, il proprietario, il conduttore, il manutentore, il controllore. E la progettazione stessa deve essere orientata alla manutenibilità.

Nello specifico del ponte crollato a Genova lo scorso 14 agosto il proprietario è lo Stato, il conduttore la Concessionaria autostradale, il manutentore l’impresa incaricata dei lavori e il controllore ancora una volta lo Stato, nelle sue articolazioni (Provveditorato alle opere pubbliche, struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali).

Tutti questi soggetti intervengono durante il ciclo di vita del bene nel suo mantenimento in efficienza, che si declina, per usare i termini abituali per noi tecnici, nella manutenzione preventiva e correttiva.

Questi aspetti, ovvi per gli addetti ai lavori, dopo la tragedia del 14 agosto 2018 ci appaiono essere inaspettatamente sconosciuti al “grande pubblico”, nel quale è sembrato mancare totalmente il principio che un bene abbia un suo ciclo di vita, con un costo associato, e che il processo di manutenzione e gestione di un’infrastruttura riguarda una pluralità di soggetti che comprendono, in primis, la collettività.

Vale per le famiglie (quanto costa un’automobile? Pochi riescono a rispondere immediatamente in termini di costo chilometrico associato alla percorrenza attesa e alla vita utile) e vale per le Pubbliche Amministrazioni (quanto costa una semplice ringhiera? Ben pochi sono coloro che penseranno al suo piano di manutenzione, alle verniciature e ai trattamenti periodici).

Sentiamo il dovere di lavorare per colmare questi gap cognitivi, rivolgendoci d’ora in poi, per quanto possibile, a tutti e non solo ai colleghi già dotati di una preparazione di base. Ecco: proprio questa preparazione di base è necessaria al Paese per crescere. E per capire.

Per scegliere consapevolmente.

 

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