Veicoli elettrici: atto di fede o scelta consapevole?

 

Dubbio

Chi conosce lo scrivente sa che, da più di 30 anni si occupa di veicoli elettrici per passione, per studio, per ricerca, per lavoro.

È capitato spesso, tuttavia, di partecipare a discussioni pubbliche, in convegni o sui social network, nelle quali sostenere ragioni “del no” rispetto a una scelta tecnologica che negli ultimi anni ha assunto, in parte dell’opinione pubblica, quasi i connotati di una soluzione scontata a tanti problemi ambientali del mondo contemporaneo.

Da qui il titolo di queste riflessioni: la propulsione elettrica deve essere valutata per quello che è, un’opportunità da considerare in relazione allo specifico contesto applicativo. Con risultati che possono variare in maniera anche molto significativa.

Pressoché tutte le case automobilistiche oggi presentano modelli di auto elettrica, segno di una maturità tecnologica dovuta agli ingenti investimenti profusi, ma anche di una moda di mercato che si nutre di aspettative che, come già accaduto in passato, possono essere deluse. Deluse soprattutto laddove si ritiene, appunto, che l’auto elettrica sia “risolutiva” per la riduzione delle emissioni inquinanti e per il rispetto dell’ambiente. Diciamolo subito: non vi è dubbio che la teorica indipendenza nell’approvvigionamento delle fonti energetiche primarie (petrolio, gas…) sia un vantaggio impagabile proprio della propulsione elettrica. Ma i detrattori di questa tecnologia hanno vita facile a controbattere, per alcuni oggettivi ostacoli rispetto a questa visione “fideistica”.

Primo ostacolo: al di là della variabilità dei risultati, le comparazioni con gli attuali standard Euro6 o con la propulsione a CNG mostrano una sostanziale confrontabilità delle emissioni in aria, se si considera l’intero ciclo “well to wheel”. Secondo ostacolo: le ricerche in campo medico sulla pericolosità delle nanopolveri in aria dovute al consumo degli pneumatici mostrano un pericolo tanto sottovalutato quanto indipendente dal tipo di propulsione. Terzo ostacolo: la rumorosità delle attuali auto a propulsione termica è anch’essa sempre più paragonabile a quella delle analoghe elettriche (che pur continuano a vincere).

Ma c’è un quarto ostacolo, quello fondamentale: il consumo del territorio, la congestione viaria, non dipende dal sistema di propulsione, e da questo punto di vista una soluzione che appare “salvifica” e dunque viene privilegiata rischia di penalizzare interventi di altro segno volti a diminuire nel suo complesso l’utilizzo indiscriminato dell’automobile. E questo è il punto cruciale: nella mobilità passeggeri la propulsione elettrica diventa davvero sostenibile quando applicata per incidere sullo shift modale, per favorire l’uso del trasporto pubblico - e in primis il trasporto rapido di massa - almeno negli spostamenti sistematici.

Si comprende dunque il perché di un atteggiamento scettico e talora apertamente critico non verso una tecnologia, ma verso le aspettative ad essa associate. Non è solo una banale questione di costi (ancora elevati, al netto delle agevolazioni pubbliche) e di prestazioni (i 1200 km medi di autonomia di un’auto a gasolio sono ancora ben lontani), ma di politica della mobilità e di gestione del territorio. La propulsione elettrica, come ricordato sopra, deve essere valutata in relazione ai risultati attesi. E qui, sì, possiamo individuare mercati maturi e pronti:

  • Nella city logistics e in generale per i servizi che richiedono veicoli commerciali leggeri e medi. Qui la scelta va dai piccoli Alkè o Goupil (Movincar) fino agli elettrificati come il Piaggio Porter o il più recente Isuzu proposto dal Gruppo Pretto. E nuove coraggiose proposte si stanno affacciando sul mercato, come l’e-carry di Green G.
  • Nelle linee di trasporto pubblico locale afferenti alla rete di forza (elettrificata anch’essa, grazie alle tecnologie filotranviarie e a quelle ferroviarie), vanno diffondendosi autobus elettrici a batteria come quelli in servizio in Italia prodotti da Alfabus, BYD, Heuliez, Irizar, Rampini, Solaris. In quest’ultimo settore, fra l’altro, soluzioni a supercapacitori come quella proposta da ECO-HEV lasciano presagire ulteriori salti tecnologici che, se confermati, potranno azzerare i noti svantaggi della tecnologia a batterie, almeno in qualche segmento di mercato.
  • Nella mobilità individuale l'auto elettrica è semplicemente un'opzione, una piacevole opportunità.

Morale: la critica sterile, il rifiuto di una tecnologia, appare senza senso almeno quanto la sua esaltazione a prescindere dalla reale conoscenza. È quest’ultima che deve aiutarci a scegliere di non demonizzare la propulsione termica e di promuovere quella elettrica laddove essa realmente si è mostrata efficace.

In questo secondo caso fior di produttori, anche italiani, hanno soluzioni di qualità cui fare riferimento.

Alessandro Sasso - Presidente ManTra

 

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